Serena e la lite con l’arbitro. Difendo i diritti delle donne

Pubblicato 10 settembre 2018

Us Open, Serena Williams: “L’arbitro è stato sessista”

L’americana spiega l’alterco con l’arbitro Ramos che le è costata un game-penalty e la finale a favore della Osaka: “Agli uomini è concesso di tutto. Non ho fatto coaching. Gli ho dato del ladro perché mi ha rubato un punto e siccome sono una donna mi ha penalizzata. Combatto per la parità, Ramos è stato sessista”

Purtroppo per Naomi Osaka, che strapazza Serena Williams e diventa la prima giapponese a conquistare uno Slam, questa finale degli Us Open resterà segnata dalla sceneggiata dell’americana. Il dramma si apre nel secondo game del secondo set, quando il giudice di sedia Carlos Ramos (considerato un ottimo arbitro) annuncia un warning per coaching ai danni di Serena. Lei s’infuria e nega in tutti i modi di aver ricevuto istruzioni dal coach Patrick Mouratoglou: “Non ho mai imbrogliato, piuttosto preferisco perdere”, grida. Ma a partita finita, ai microfoni di Espn, Patrick ammetterà la sua colpa, aggiungendo però che Serena non si è neppure accorta dei suoi suggerimenti: “Lo faccio a ogni partita, lo facciamo tutti noi allenatori. E’ una regola ipocrita. In tutta la mia carriera non ho mai ricevuto un warning. Buffo che succeda proprio durante una finale di uno Slam”.

LACRIME — Questo è l’episodio che va di traverso a Serena. Dopo aver fatto il break a Osaka nel 4° game e averlo subito restituito, perde le staffe. Rompe la racchetta sul cemento e Ramos è costretto a punirla con un 15 di svantaggio. Se ne rende conto soltanto quando Osaka va sul 30-0. E’ solo al cambio di campo, dopo aver perso ancora il servizio infilzata da un bellissimo passante, che sbotta nuovamente: “Lei ha messo in dubbio la mia lealtà, ora mi deve delle scuse. Lei non arbitrerà mai più una mia partita per tutto il resto della sua vita. E’ un bugiardo e siccome mi ha rubato un punto, è anche un ladro”. Ramos incassa ma sull’ultima parola è costretto a rincarare la dose: scatta un game penalty. Serena è in lacrime, sull’orlo di una crisi di nervi. Chiede l’intervento dell’arbitro del torneo, Brian Earley, a cui continua a ripetere che non è giusto: “Ma lo sa quanti uomini dicono nefandezze peggiori e la fanno franca? Ma sono uomini e non gli accade niente. E siccome io sono una donna mi toglie un game?”.
DIRITTI E PARITA’ — Tornano in mente alcuni precedenti sempre qui agli Us Open in cui Serena aveva dato il peggio con gli arbitri: contro la Capriati nel 2004 le fecero un torto su una chiamata, che divenne poi la ragione principale per introdurre l’occhio di falco; una discussione per un fallo di piede contro la Clijster nella semifinale del 2009 e in un’altra occasione contro la Stosur nel 2011. Anche a freddo, in conferenza stampa, Serena spiega: “Non si può tornare indietro, ma è difficile pensare che non gli direi di nuovo che è un ladro, perché ritengo che mi abbia portato via un game. Ma ho visto uomini insultare arbitri senza conseguenze. Sono qui a combattere per i diritti delle donne e per la parità. Darmi un game di penalità è stato un gesto sessista, perché se glielo avesse detto un uomo non lo avrebbe mai punito. Continuerò a combattere per tutte le donne, per essere trattate alla pari. Come la Cornet che dovrebbe potersi cambiare la maglietta in campo senza essere penalizzata. Quella è stata una decisione oltraggiosa. Spero che dopo quanto accaduto oggi, la prossima donna che alzi la voce non subisca le mie stesse conseguenze”. Serena si è alzata ed è uscita dalla sala intervista fra gli applausi delle colleghe giornaliste.
Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT

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