Qatargate: trame e tangenti dietro l’assegnazione dei Mondiali del 2022

Pubblicato 19 giugno 2019

Qatargate: trame e tangenti dietro l’assegnazione dei Mondiali del 2022

Il caso è scoppiato nel 2014 con le accuse del Sunday Times, ma il voto era già apparso “strano” nel 2010

18 giugno Milano

Tutto comincia il 3 dicembre 2010, quando l’Esecutivo Fifa vota Russia per il Mondiale 2018 e Qatar per il 2022. Un voto “strano”: partecipano solo 22 membri su 24 dell’Esecutivo, perché 2 sono già “congelati” causa sospetta corruzione. Dopo il voto, Mohamed Bin Hammam, presidente della Confederazione asiatica, sfida Sepp Blatter alle presidenziali del 2011 e finisce stritolato da accuse di corruzione alla vigilia delle elezioni.

LE ACCUSE – Il caso scoppia nel giugno 2014 grazie a un’inchiesta del Sunday Times. Il giornale britannico rivela d’avere le mail che provano i pagamenti effettuati dal qatariota Bin Hammam (5 milioni di dollari) a membri Fifa per indirizzare il voto. Scrive che Bin Hammam ha pagato 1,6 milioni di dollari a Jack Warner, presidente del Nordamerica (dei quali 450mila prima del voto); 350mila dollari a Reynald Temari, membro dell’Oceania, per opporsi alla sua sospensione (procedura che impedì al suo successore di votare quel 3 dicembre). In totale 5 milioni di dollari, da fondi neri, andati anche ad altri protagonisti, tra i quali diversi presidenti di federazioni africane (non votanti per il Mondiale). Le mail, i documenti, le prove bancarie arrivano da una “gola profonda” Fifa. Proprio la Fifa apre una indagine e il 13 novembre 2014 conclude che non ci sono irregolarità nell’assegnazione della manifestazione. Bin Hammam sarà squalificato a vita per “violazioni ripetute al codice etico” e dei 24 membri di quel comitato, 16 sono stati radiati o indagati per corruzione.

L’INCONTRO SEGRETO – France Football, in una successiva inchiesta, rivela che nove giorni prima dell’attribuzione dei Mondiali al Qatar, si svolge all’Eliseo una riunione segreta tra il principe ereditario del Qatar, oggi emiro, Tamim ben Hamad al-Thani, Michel Platini, allora presidente dell’Uefa e vicepresidente della Fifa, l’allora presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy e il suo braccio destro Claude Guéant. In quella riunione si sarebbe discusso dell’acquisto del Psg da parte del Qatar, dell’aumento nella partecipazione azionaria del gruppo Lagardère e della creazione del canale BeInSports. Il tutto in cambio di una promessa: che Michele Platini non voti per gli Stati Uniti, ma per il Qatar (ma il dirigente francese sostiene di aver sempre deciso di votare Qatar già prima della riunione).

PLATINI – Nel 2015 Platini viene accusato di aver illecitamente ricevuto pagamenti per 2 milioni di franchi svizzeri da parte di Blatter come compenso per consulenze di molti anni prima (dal 1999 al 2002) e mai saldate fino al 2011. Platini sostiene che in quel pagamento non c’è nulla di irregolare, ma viene squalificato per 8 anni, poi ridotti a 6 e 4 nei successivi gradi di giudizio. Della vicenda si occupa anche la giustizia ordinaria svizzera, che non trova però le prove di un operato illegale da parte dell’ex presidente dell’Uefa.

Fonte: GAZZETTA.IT


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