Punti, cattiveria e… Rino! Milan, il piano per decollare

Pubblicato 4 settembre 2018

Serie A, Milan: cattiveria, punti e Gattuso tra i top. Il piano per decollare

I rossoneri trovano coraggio: per accendere il sogno di un duello con la Juve devono spingere in trasferta e affidarsi a nuove certezze

Nei grandi giri, i tapponi di montagna si fanno aspettare: ci guadagnano lo spettacolo e la tenuta dei corridori. La corsa del Milan, invece, è scattata con un percorso alla rovescia: Napoli e Roma nelle prime tre, che poi sono diventate debutto e seconda tappa, show assicurato ma gattusiani subito sottoposti a durissima prova. Romagnoli e compagni hanno scollinato non senza soffrire: in fuga, ripresi e infine in ritardo dal gruppo delle big dopo il 3-2 del San Paolo, passo regolare e stoccata all’arrivo in salita nel 2-1 ai giallorossi. Il percorso adesso propone appuntamenti di certo impegnativi ma in ogni caso decisamente più abbordabili, soprattutto perché da venerdì sera il vento soffia in favore dei rossoneri. E così, nel mese che si è appena aperto, Rino Gattuso può progettare una risalita verso i piani alti della classifica, a patto di vincere tre sfide fondamentali. Tre traguardi volanti che possono spianare la strada a un autunno molto meno grigio di quelli che Milano propone di solito e accendere un pensiero stupendo, tenendo a mente che c’è una gara da recuperare contro il Genoa il 31 ottobre: spingersi fino al duello con la Juventus.
EQUILIBRIO — Due partite, per quanto il livello delle avversarie fosse già da scontro Champions, ovviamente non possono bastare a immaginare dove saranno i rossoneri tra una trentina di giorni. Anche perché tra il Milan naufragato sotto i colpi di Zielinski e Mertens e quello che ha azzannato la Roma all’ultimo secondo grazie al “veleno” di Cutrone sembravano essere passati molto più di sei giorni. Eccolo, il primo nodo che Gattuso dovrà sciogliere: le due facce del Diavolo vanno fuse – come insegnano gli specialisti in materia Kessie e Calhanoglu – in una sola, che somigli più a quella mostrata a San Siro. Il Milan non deve spegnere la luce come nella fase centrale del k.o. contro Ancelotti, ma deve anche mostrare un approccio diverso quando ad attaccare, magari in contropiede, sono gli altri. E qui il difetto accomuna entrambe le prestazioni pre-sosta, come ha sottolineato Gattuso: “Non voglio vedere la squadra abbassarsi quando vengono fuori gli avversari, la linea difensiva non deve spaventarsi”. Equilibrio, insomma, e continuità all’interno dei novanta minuti: un punto cruciale in cui aspetto tattico e mentale si toccano e sul quale, non a caso, a Milanello si lavora sin dalla passata stagione. E la miscela può diventare esplosiva se il tasso di cattiveria sportiva crescerà di pari passo.
PUNTI IN VALIGIA – Niente cime da vertigini per qualche tempo, ma guai a soffrire di nostalgia: il calendario propone un’agenda piena zeppa di trasferte. Su cinque gare il popolo del Meazza potrà applaudire soltanto una volta, alla quinta giornata contro l’Atalanta. Per il resto, ci sarà da trovare il ritmo a Cagliari, Empoli e Reggio Emilia, con la «prima» in Europa in casa dei lussemburghesi del Dudelange e incastrata tra i viaggi in Sardegna e Toscana. I numeri dell’ultima stagione sotto la gestione Gattuso sono confortanti: dopo la beffa di Benevento e lo scivolone di Verona, il suo Milan tornò sconfitto solo dallo Stadium juventino, infilando sei risultati utili consecutivi col trolley a seguito.
CAMBIO STATUS – Prima mi massacravate perché ero solo cuore e grinta, ora invece palleggio troppo…”. Il concetto lo ha messo in chiaro il diretto interessato parlando ai giornalisti dopo il successo sulla Roma: da quando si è seduto sulla panchina della squadra con cui ha vinto ogni sorta di trofeo, Gattuso è finito più di una volta nel mirino degli osservatori più scettici. Ha ripreso in mano una stagione che si avviava verso il flop e condotto i suoi in Europa; ha rilanciato giocatori in crisi di identità – da Biglia a Calhanoglu – e valorizzato chi in rosa sembrava svuotato – Bonaventura, Calabria –; si è guadagnato una doppia conferma attraversando a testa alta il tunnel tra la vecchia dirigenza e quella nuova. Eppure, non gli è bastato per scrollarsi di dosso l’etichetta di “allenatore basic”, quantomeno agli occhi di qualcuno. Vincere la sfida contro i critici più accaniti sarà il terzo passo per l’arrampicata, di Rino e del suo Milan. Anche se l’obiettivo potrebbe essere centrato molto più agevolmente di quanto non sembri: basterà portare a casa gli “abbuoni” dei traguardi precedenti. E dalle vette della classifica le voci contrarie potrebbero farsi quasi impercettibili.
Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT

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