Maxi ‘buco’ alla Misericordia

Pubblicato 4 aprile 2019

Maxi ‘buco’ alla Misericordia

Ammanchi per 635mila euro, l’ex provveditore rischia il processo

Firenze, 4 aprile 2019 – Rischiano il processo l’ex provveditore della Misericordia di Rifredi, Raoul Caneschi, e il responsabile del Centro Anziani, Piero Ridi, per un maxi ammanco dalla casse della Confraternità, calcolato in quasi 700mila euro.

Denaro la cui appropriazione, secondo la ricostruzione della guardia di finanza, coordinata dal pubblico ministero Ester Nocera, è in larga parte contestata proprio allo «storico» provveditore Caneschi: 635mila euro, frutto di donazioni o corrispettivi di attività assistenziale o sociale – una delle attività principale della Misericordia – che l’ex rappresentante legale avrebbe acquisito «non tenendo conto della procedura prevista dallo Statuto della Confraternita per la loro gestione» e «senza motivi di straordinaria urgenza», «Nè dando altresì alcuna giustificazione delle uscite».

Le appropriazioni indebite si sarebbero protratte tra il gennaio del 2008 e il maggio del 2017. A denunciare i presunti ammanchi è stato il successore di Caneschi, Rotondaro.

All’udienza preliminare, non ancora fissata ma comunque all’orizzonte, potrebbe presentarsi come parte civile la stesse Misericordia regionale.

A Caneschi, poi, il pm Nocera contesta anche la falsa fatturazione di materiali (per un valore di circa 14mila euro) che la dittà di sua proprietà avrebbe fornito per lavori negli immobili della Confraternita di Rifredi ubicati a Camoggiano, nel Comune di Barberino del Mugello.

Inoltre, il sospetto della procura è che il denaro, o parte di esso, sparito dalla casse della Misericordia di Rifredi sia finito proprio nella ditta del Caneschi.

Stesse modalità di «prelievo», ma somme assai inferiori, quelle che invece la procura addebita al responsabile del Centro Anziani Piero Ridi.

Senza «giustificazione», approfittando del suo ruolo, tra il gennaio del 2008 e il settembre del 2016 si sarebbe appropriato di 34mila euro e spiccioli.

Anche in questo caso, secondo quanto ricostruito dalla guardia di finanza, si sarebbe trattato di soldi provenienti da donazioni o attività di assistenza.

Fonte: LA NAZIONE


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