La partita del secolo. Djokovic l’ha vinta, ma Federer non l’ha persa…

Pubblicato 15 luglio 2019

Djokovic: “La partita più dura di sempre”. Roger: “Cercherò di dimenticare i due match point sciupati”

Il vincitore: “Sembrerà stupido, ma quando cantano ‘Roger’, io provo a convincermi che dicano ‘Novak’. Federer: “Cinque ore in campo alla mia età? Ho dato ad altri la convinzione che a 37 anni si può fare ancora tanto”

14 luglio Londra

Se è stata decisamente sommessa la celebrazione in campo (nessun rotolamento per terra e nessun urlo liberatore), il Novak Djokovic che arriva alla conferenza stampa è felice come un bimbo piccolo alla vista del gelato. Davanti a lui c’è la coppa di Wimbledon che tocca prima che il circolo se la riprenda, la rimetta nella bacheca e gli doni solo una copia più piccola. “Alla fine ho provato sollievo, mi sono sentito come sollevato dall’aver centrato questa fantastica impresa. Vivo ogni giorno della mia vita allenandomi e lavorando duramente per poter fare partite del genere contro il più grande rivale di sempre. Mi ero ripromesso di scendere in campo e stare tranquillo qualsiasi cosa succedesse. Sono arrivato vicino alla sconfitta, perché Roger ha giocato una grande partita. E’ stata la partita più impegnativa e dura mentalmente che abbia mai giocato. Contro Nadal sono state più dure fisicamente, questa ha avuto un livello di stress mentale fuori da ogni immaginazione. Sono elettrizzato e felice delle emozioni che ho provato quando Federer ha sbagliato l’ultimo punto. Lui ha servito molto bene, forse un po’ meno bene sul finire, e io ho fatto molta fatica a leggere il suo servizio. Mi sono venuti in mente i match point che avevo salvato a New York e questo di ha dato la carica per fare ancora meglio. Per portare a termine partite del genere non puoi mai perdere la fiducia in se stessi. Devi stare calmo, concentrato su tutti i punti, anche quando sei sotto 0-40, e cercare di rimettere la palla dall’altra parte del campo. Il momento chiave sono stati i match point, ma anche i tre tie break. Lì sono sempre riuscito a trovare il miglior tennis possibile. Tornando alla pressione è difficile da spiegare. Giocare contro Roger è difficile su tutte le superfici perché lui rimane sempre vicino alla riga di fondo e le palle ti ritornano subito dalla tua parte. Puoi servire veloce, ma lui è sempre lì a risponderti tra i piedi. Blocca bene le risposte, arriva in tutti gli angoli, anticipa bene i colpi, ha talento e un gioco perfetto soprattutto per questa superficie. E poi il pubblico è dalla sua parte. In queste partite vivo una costante battaglia con me stesso più che con quello che succede fuori. Sembrerà stupido, ma quando cantano ‘Roger’, io provo a convincermi che dicano ‘Novak’. Sapevo che per arginarlo dovevo variare molto il mio tennis. Dovevo reggere dal fondo e andare avanti non appena lui accorciava, cercare gli angoli ma giocargli anche al corpo. Sulla seconda di servizio non stavo andando bene, ma alla fine sono riuscito a vincere”. Roger ha 37 anni ed è un esempio: spero di poter diventare anche io agonisticamente così longevo. Ora ho eguagliato Borg con cinque titoli qui a Londra: sono felice, questo è il torneo che ho sempre sognato. È speciale dividere questo trofeo con mio figlio e i miei genitori, qui in tribuna. Poi, mando un bacio a mia moglie e a mia figlia, che sono rimaste a casa. Grazie a tutti”.

“UN SOLO PUNTO…” – Federer giunge in sala stampa tranquillo, rilassato, provato dal duro match, nonostante la dolorosa sconfitta. La 22esima in assoluto dopo avere avuto dei match point, la terza persa con Djokovic dopo aver avuto la palla della vittoria. Due le aveva avute nella semifinale dell’Open degli Stati Uniti del 2010 e 2 (con il servizio) nella semifinale dell’anno dopo.Duro da digerire, ma Federer va subito oltre. “Mi è mancato un punto. Un punto da fare in uno dei due match point che ho avuto a disposizione sul servizio. Mi sono ripreso bene però, sono stato bravo a reggere dal 9 pari fino al 12 pari. Cercavo comunque di vedere i lati positivi del mio gioco, dimenticandomi le chance sfumate. Mi dicevo che la partita non era ancora finita e ho provato a dare tutto. Se mi avessero detto prima del match che sarei stato ancora in corsa per vincere fino al 9 pari del quinto, credo che avrei accettato. Non è stato semplice crearmi le opportunità per vincere, Nole ha fatto una partita quasi perfetta. Lui ha fatto pochissimi errori non forzati durante il match e il mio obiettivo era quello di spingerlo a commetterli. Sono stato aggressivo, ho accettato lo scambio, sono andato a rete; penso di aver prodotto un buon mix. Purtroppo nel tennis non conta fare più punti e vincere più game. Importa di aver giocato bene e di essere arrivato così vicino alla vittoria. Penso di poter considerarmi contento della mia prestazione. Non guardo ai tornei dello Slam vinti, non ho scelto di diventare giocatore di tennis pensando a questo record. Io oggi ho cercato di vincere Wimbledon davanti a una folla incredibile, in un campo così bello, contro un giocatore forte come Djokovic. Questo è il motivo per cui scendo in campo”.

“SARO’ FIERO” – Sono molto contento del livello del tennis che riesco ad esprimere a quasi 38 anni. Le sconfitte come queste fanno male, ma io cerco sempre di trovare il lato positivo e in una partita come questa di lati positivi ce ne sono a tonnellate. Anche la finale persa nel 2008 contro Rafa poi non è stata così male. Ora fa male, ma quando la riguarderò saro fiero di quello che ho fatto. Mi è piaciuta la mentalità che ho messo in un match del genere. Non mi voglio deprimere per una partita di tennis persa, seppur giocata da entrambi in modo straordinario. Cinque ore in campo alla mia età? Spero di aver dato ad altri la convinzione che a 37 anni si può fare ancora tanto. Sono stanco, ma mi sento piuttosto bene. La mia famiglia? Non sarà contenta di questo premio come secondo classificato ma sono papà e marito e va tutto bene”, ha aggiunto con un bel sorriso lo svizzero voltandosi verso la moglie Mirka e i quattro figli in tribuna.

Fonte: GAZZETTA.IT


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