Inter-Lazio 0-1: il gol di Milinkovic di testa decide la sfida da Champions

Pubblicato 1 aprile 2019

Inter-Lazio 0-1: il gol di Milinkovic di testa decide la sfida da Champions

La rete del serbo al 12′ rilancia i biancocelesti a ridosso delle milanesi. Icardi e Wanda osservano il match dalla tribuna e i nerazzurri chiudono con zero punte

Per ora hanno distrutto il morale, di San Siro. Il pubblico interista esce dallo stadio con un misto di rabbia e delusione, che non si trasforma in ansia solo perché le rivali per la corsa Champions frenano tutte. Tutte tranne la Lazio, che festeggia ampiamente: questa vittoria la riporta in corsa per il terzo/quarto posto, oltre a segnare una inversione di tendenza in un campionato che l’aveva vista vincere solo il derby, dei match contro le big. L’Inter affonda colpita da una testa di Milinkovic (1-0) e in parte condizionata dai propri fantasmi, compreso quello che siede in carne ed ossa nelle prime file, Mauro Icardi. Una partita senza reti segnate non può che alimentare i rimpianti per il capocannoniere uscente, ancora spettatore. Non si può esaurire lì, l’analisi di un k.o. che cancella i benefici effetti del derby, ma da lì si rischia di partire. Lo fa il pubblico di San Siro, che non risparmia fischi a squadra e allenatore.
IL GOL — La partita può prendere una direzione dopo 8’ di una discreta partenza nerazzurra, quando su corner Strakosha ribatte sui piedi di Skriniar: porta spalancata , ma palla alta. Così si imbocca l’altro bivio al 13’: D’Ambrosio lascia tempo per pensare e preparare la giocata a Luis Alberto, il suo cross sul secondo palo è perfetto e trova la testa di Milinkovic Savic: ospiti in vantaggio. Per il serbo è un gol pesante, forse il segno di una risalita, per l’Inter è una sentenza a cui non avrà la forza e la lucidità di ribellarsi, nemmeno nel forcing del secondo tempo.
SCELTE — Senza Lautaro, Icardi e De Vrij, con Nainggolan dall’autonomia ridotta (entrerà al 73’), le scelte di Spalletti sono limitate. Quella meno scontata è l’abbandono del 4-2-3-1 del derby per il ritorno al 4-3-3, con Borja per Gagliardini e Vecino di nuovo interno di centrocampo. Lo spagnolo soffrirà la fisicità di Milinkovic e Leiva, l’uruguaiano si presenterà raramente in area avversaria. L’Inter soffre il palleggio degli avversari finché c’è Correa, soffre sempre un ispirato Luis Alberto, viene graziata più volte dalla poca cattiveria degli attaccanti biancocelesti in contropiede (Immobile non in grande serata). Handanovic è decisivo nelle solite 4-5 parate, che probabilmente bastano per cancellare i dubbi sulle sue responsabilità sul gol, quando non accenna l’uscita.
RISORSE — Nella ripresa i nerazzurri creano di più, fanno paura a Strakosha con un paio di tiri di Politano, ma la Lazo si trasforma da formazione di palleggio a collettivo di ordine e lotta. Keita centravanti è un leone in gabbia che ruggisce solo quando riesce a girarsi verso la porta (un paio di volte), Perisic è attivo ma impreciso, dalla panchina, oltre al Ninja in rodaggio, arrivano Candreva e Joao Mario: non granché. Meglio sull’altro fronte Parolo, che dà equilibrio, e Caicedo, che si prende il lusso di saltare uno Skriniar sottotono e crea più di un pericolo. Inzaghi ha risorse, la sua Lazio ha birra e sembra in crescita per il finale di campionato. Inter e Milan sono avvertite.
Fonte: GAZZETTA.IT

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