“Garra”, gol e record: l’Inter abbraccia Godin, il faraone di Simeone

Pubblicato 2 luglio 2019

“Garra”, gol e record: l’Inter abbraccia Godin, il faraone di Simeone

Leader silenzioso e senza fronzoli, il centrale uruguaiano ha lasciato un vuoto nel cuore dei tifosi dell’Atletico. E può ancora dare tanto

2 luglio Madrid

All’Inter l’hanno presentato come il nuovo “Sceriffo” di Milano. A Madrid, zona Calderon e poi Metropolitano, era il “Faraone”. Cambia poco, l’importante nel caso di Diego Godin non è il nickname quanto la sostanza, la solidità, la preparazione, la leadership. Doti naturali, qualità innate di un tipo che gli inglesi definirebbero come no-nonsense. No fronzoli, solo il sodo. E mai una parola fuori luogo.

ADDIO DOLOROSO – E infatti per capire cosa ha preso l’Inter con Godin basta farsi un giro virtuale a Madrid: sui social a tinte biancorosse la frase più ripetuta ieri era: “Luglio comincia malissimo, se n’è andato il Faraone”. Addio noto da tantissimo tempo ma comunque doloroso nel momento nel quale è diventato effettivo. Piangono i Colchoneros e piange Diego Pablo Simeone, che ha cercato in tutti i modi di convincere il club a non lasciar andar via il suo capitano. Però la politica dell’Atletico con gli over 30 è chiara da tempo e non si ammettono deroghe per nessuno: contratto annuale a cifre contenute. Così se ne sono andati via Gabi, il Niño Torres, Godin, Juanfran. E Filipe Luis sta per farlo. Bandiere ammainate, grazie per i ricordi. Il “Cholo” era disperato, e l’unica parziale consolazione per lui è rappresentata dal fatto che Godin ha firmato per la sua seconda squadra del cuore. Il “Cholo” è grato a Diego, però la stima è reciproca. Perché quando Godin passò dal Villarreal, suo primo club europeo dopo Cerro e Nacional in Uruguay, all’Atletico nell’estate del 2010 per la ridicola cifra di 8 milioni di euro era un giocatore rivitalizzato sì dal Mondiale sudafricano ma sul quale gravavano diverse ombre.

IL CAMBIO – E anche al Calderon le cose non sono davvero cambiate fino a che non è sbarcato, Natale 2011, Simeone. La stessa difesa, Juanfran, Miranda, Godin, Filipe Luis, eliminata in Copa del Rey dall’Albacete nel declino massimo raggiunto prima dello sbarco del Cholo, poco tempo dopo sarà capace di vincere a Stamford Bridge in una delle tanti notti magiche di Champions di una squadra che la massima competizione europea normalmente neanche la giocava e che si è ritrovata due volte in finale. Lisbona e Milano, due derby col Madrid, due sconfitte che bruciano da morire. In Portogallo Godin aveva segnato il gol del vantaggio, durato fino al fatidico minuto 93’, quello del pareggio del suo alter ego blanco Sergio Ramos. Pochi giorni prima il Faraone aveva fatto gol anche al Camp Nou, rete buona per il pareggio che dava la Liga all’Atletico a 18 anni di distanza dalla precedente. Campionato conquistato all’ultima giornata, a casa del Barça che con una vittoria avrebbe scavalcato la banda del Cholo.

I RECORD – Godin è l’uruguaiano con più partite di Liga, e, con Cavani, l’uruguaiano con più partite di Champions, 59. Ha 131 partite in nazionale. Ha vinto 7 trofei solo con l’Atletico. Lo diciamo per sottolineare un altro tema importante, quello dell’esperienza, della forza mentale, dell’abitudine a giocare, e spesso vincere, certe partite. Va bene la “garra charrua”, ma qui c’è di più, molto di più.

INDIFESI – Godin ha 33 anni, quest’anno come tutto l’Atletico ha patito guai muscolari che hanno falcidiato la rosa del Cholo in maniera sistematica ma è solido fisicamente oltre che mentalmente. Con l’Inter ha firmato per 3 anni con l’assoluta convinzione di poter dare tanto per 3 stagioni. Simeone lo sapeva, e come lui i tifosi dell’Atletico. Per questo ieri il messaggio postato in mattinata dall’Inter a Madrid ha provocato grande tristezza. Senza lo Sceriffo al Metropolitano si sentono indifesi.

Fonte: GAZZETTA.IT


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