Da Jankulovski a Panucci Tutte le liti con Spalletti

Pubblicato 19 aprile 2016

Jankulovski, Panucci, Shirokov: che liti con Luciano

Anche a Udine, San Pietroburgo e nella prima gestione giallorossa gli screzi dell’allenatore toscano con i suoi giocatori sono stati frequenti. Al russo è costato addirittura la cessione: per colpa di una pallonata…

Una cosa che accomuna tutti i giocatori che con Luciano Spalletti hanno litigato (discusso, avuto frizioni, argomentato: usate voi la definizione che più vi piace) è un giudizio lapidario: quando lui si arrabbia fa un po’ paura. Ovvio però che con Francesco Totti ci sia un pregresso di ruggini – che a Trigoria confermano – utile a spiegare l’attuale stato dei rapporti. All’intervista di Totti alla Rai, con tempistica non felice, tutti i cronisti hanno notato come l’allenatore abbia replicato non solo mandandolo a casa, ma con una serie di punzecchiature in conferenza che a volte sono apparse cercate. Parlando della gestione passata, dei dati fisici inequivocabili, dei bronci, del primo tempo del derby dell’anno scorso (in cui poi segnò una doppietta), persino del paragone tra Pizzul e Caressa, è apparso chiaro che per il tecnico il capitano sia più un problema che un’opportunità. Tutto questo però, raccontano a Trigoria, anche perché non sempre l’atteggiamento di Totti in allenamento sarebbe stato collaborativo. Dov’è la verità?
PANUCCI&CO. — In diverse piazze in cui Spalletti ha allenato si narra di sfuriate epocali. A Udine, nel 2005, raccontano i cronisti che a farne le spese fu Jankulosvki, ma a fare molto più scalpore fu il doppio confronto con Christian Panucci: una volta nel 2007 dopo una 3-0 casalingo della Roma col Siena e un’altra nel 2009 per una panchina non gradita a Napoli. In questo frangente, anzi, Spalletti escluse il difensore dalla lista Champions e la sfortuna poi costrinse i giallorossi a giocarsi i quarti contro l’Arsenal con una difesa in piena emergenza. Ma le frizioni piccole e grandi non sono mai mancate. Ad esempio quando nel 2008, all’insaputa di tutti, l’allenatore toscano andò a parlare a Parigi con Abramovich. L’episodio fu svelato da Ancelotti (che vinse il ballottaggio per la panchina) e, in diretta tv dal ritiro della Nazionale, De Rossi fece una battuta allo stesso Spalletti: «Spalletti chi? L’allenatore del Chelsea?». Non basta. Anche negli anni d’oro, l’allenatore gradiva poco, ad esempio, che alcuni ritiri venissero sospesi dall’allora presidente Rosella Sensi dopo che Totti e lo stesso De Rossi andavano a perorare la causa della squadra. E ancora. Quando andò via per vincere in Russia, ai complimenti pubblici di Totti rispose così: «Poteva dire qualcosa in più quando sono andato via». Al che il capitano replicò: «Lui ha sempre pensato che sia stato io a mandarlo via, ma non è vero».
RUGGINI RUSSE — Il carattere solido comunque è stato anche da esportazione. Non a caso a San Pietroburgo raccontano come Spalletti – contando anche sul filo diretto col presidente del cda della Gazprom, Alexey Miller – vinse il braccio di ferro con due totem dello spogliatoio dello Zenit: Igor Denisov e Roman Shirokov, entrambi ceduti. Di quest’ultimo addirittura i cronisti russi raccontano come una volta avesse osato tirare una pallonata volontaria a Luciano da Certaldo. Mal gliene incolse, anche perché a San Pietroburgo l’allenatore toscano ha insegnato come si diventa vincenti, dimostrando così la bontà dei propri metodi. Domanda: avere una comunicazione così muscolare servirà anche a Roma?
Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT

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