Careggi, altri tre indagati. Le carte top secret del concorso

Pubblicato 2 agosto 2019

Careggi, altri tre indagati. Le carte top secret del concorso

Cardiochirurgia, la ‘proposta indecente’ in una scrittura privata. Indagata la commissione giudicatrice. E una mail al vetriolo anticipava l’esito della gara un anno prima

Firenze, 2 agosto 2019 – C’è la concussione e c’è l’abuso d’ufficio. Sono due, i fascicoli nati dal concorso di cardiochirurgia vinto dal dottor Pierluigi Stefano, e ci sono altri tre «baroni» indagati: ulteriori scosse di un sisma che ormai da mesi batte, come una «mani pulite» del mondo accademico, sull’azienda universitaria ospedaliera di Careggi.

La commissione indagata – L’ultimo filone, che fino a qualche giorno fa era rimasto seminascosto dalle perquisizioni che si erano concentrate sugli episodi di presunta concussione «propedeutici» alla vittoria di Stefàno, di cui sarebbe vittima il professor Massimo Bonacchi, è quello che ha preso il la dall’esposto presentato da Sandro Gelsomino, il prof sconfitto da Stefàno. A valutare i due candidati c’erano il professor Tiziano Gherli (presidente della commissione) e i colleghi Roberto Di Bartolomeo di Bologna ed Andrea Maria D’Armini di Pavia. I loro nomi sono stati iscritti sul registro degli indagati il 21 febbraio scorso: sono accusati di abuso d’ufficio. Il sospetto degli inquirenti, è che abbiano assecondato un piano partito da lontano, che prevedeva appunto la ‘consegna’ della cattedra da associato di cardiochirurgia a Stefàno, fratello del senatore Pd Dario.

Passando per due strade: quella del «patto» con Bonacchi, che avrebbe permesso a Stefàno di accumulare i titoli per produzioni scientifiche di cui era carente, e della prova guidata da una commissione ‘amica’. Nella carte finora top secret ci sono verbali e documenti. Nessuna intercettazione. Anche se, Gelsomino a mettere in moto la procura per tempo, ci aveva provato. Prima del concorso, tramite il suo legale Niccolò Lombardi Sernesi, aveva presentato un esposto, poiché riteneva che Stefàno, già docente a contratto dell’ateneo fiorentino, per questo precedente rapporto non potesse partecipare al concorso. Ma Gelsomino riuscirà al massimo a ricusare una prima commissione: la gara si farà. Con l’esito ormai noto.

La lettera «d’allarme» – Ma molto prima, il 19 settembre 2017, un altro cardiochirurgo, il professor Guido Sani aveva «avvertito» il rettore Luigi Dei che quel concorso sarebbe stato vinto da Stefàno. La mail, dai toni al vetriolo, è tra le carte. «Caro Luigi – scrive Sani -, apprendo oggi della volontà dell’Università di Firenze di bandire un concorso di associato per la cardiochirurgia chiaramente già destinato al dott. Pierluigi Stefano…». Questo ’avviso’ non mise in moto nessuna forma di autotutela da parte dell’Ateneo.

La scrittura privata – Perché un mese fa la polizia ha perquisito altri cinque baroni indagati per concussione assieme all’ex dg Monica Calamai? Perché cercavano una scrittura privata con cui Stefàno e la sua equipe intendevano formalizzare una ‘pace’ tra lui e il cardiochirurgo Bonacchi e portare allo stesso tempo avanti il piano dei «baroni» di consegnare al chirurgo pugliese le chiavi del settore di cui è indiscutibilmente un luminare.

In quella scrittura, Stefàno s’impegna a far lavorare in sala operatoria Bonacchi, garantendogli un numero di interventi prestabiliti, in cambio del nome di Stefàno sulle sue pubblicazioni. Già, perché per vincere il concorso, che nel 2016 e 2017 non è ancora bandito ma è nell’aria, serve un punteggio inattaccabile che il curriculum di Stefàno non garantisce. Bechi, l’ex prorettore oggi in pensione, conferma con una dichiarazione spontanea alla squadra mobile del 28 giugno scorso (il giorno delle perquisizioni) l’esistenza della scrittura: «Credo fosse stata stilata direttamente dallo Stefàno una sorta di accordo ‘professionale’ tra le parti che era finalizzato a riportare serenità di rapporti tra i due che erano tesi e costellati da numerosi litigi. Il foglio mi pare che fosse stato scritto dallo Stefàno e venne esibito al Bonacchi nell’ufficio che al tempo occupavo presso la presidenza di Facoltà sebbene io ritenessi fosse frutto di un accordo tra i due. Nella circostanza sicuramente erano presenti Stefàno e Bonacchi ma adesso non ricordo se vi fosse anche qualcun altro». Bonacchi non firmerà.

Fonte: LA NAZIONE


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