Brasile in finale. Gabriel Jesus stende l’Argentina. I sogni di Messi s’infrangono sui pali

Pubblicato 3 luglio 2019

Brasile in finale. Gabriel Jesus stende l’Argentina. I sogni di Messi s’infrangono sui pali

La Seleçao vola in finale dopo 12 anni grazie ai sigilli della punta del City e di Firmino. Albiceleste condannata da una traversa di Aguero e un palo di Messi

3 luglio Milano

A Belo Horizonte i 90’ più intensi di una Coppa America che, dopo gli sbadigli dei quarti di finale, regala finalmente emozioni e spettacolo. Il “superclasico” non tradisce le aspettative, rivelandosi una battaglia intensa e senza respiro. Ne esce vincitore il Brasile, che torna in finale dopo un’assenza di 12 anni. Ci riesce grazie ai sigilli di Gabriel Jesus e Firmino, che scacciano anche il fantasma della precedente semifinale giocata dalla Seleçao al Mineirao (quella del doloroso 7-1 subito dalla Germania ai Mondiali casalinghi). La Verdeoro si impone in coppa sugli acerrimi rivali per la terza volta consecutiva dopo le finali vinte nel 2004 e 2007. Per l’Argentina, stoppata per due volte dai legni e beffata dopo una grande ripresa, restano solo amarezza e delusione oltre al primo k.o. in semifinale dopo cinque successi consecutivi (l’ultima sconfitta a questo punto del torneo risaliva al 1987, contro l’Uruguay). La Seleçao aspetta adesso la vincente di Cile-Perù.

L’EVENTO – Il “clasico” in Coppa America non si vedeva da 12 anni. Per l’occasione, Tite ha recuperato Casemiro (di rientro dalla squalifica) così come gli acciaccati Fernandinho, Luis Felipe e Richarlison, ma questi ultimi tre si sono accomodati in panchina. Sulla sinistra è toccato ad Alex Sandro, mentre il resto dell’undici è stato quello annunciato, con il tridente Everton-Firmino-Gabriel Jesus assistito da Coutinho. Nessuna sorpresa (strano ma vero) anche da Scaloni, che ha ripetuto per la prima volta la formazione schierata ai quarti contro il Venezuela: classica difesa a quattro con Foyth a destra, centrocampo a tre con Acuna e De Paul ai lati di Paredes e Messi ad agire dietro alla coppia Lautaro-Aguero.

SPRINT VERDE-ORO – La Seleçao si è fatta carico del ruolo di favorito, almeno nel primo tempo, mostrando determinazione e concentrazione: pressing alto, rapida circolazione del pallone, passaggi corti e linee compatte tra i reparti che hanno annullato per mezzora buona il centrocampo argentino, dove De Paul e Acuna sono stati costretti ad allargarsi per bloccare la spinta dei laterali avversari. Per lo meno questa era l’intenzione, perché di fatto Dani Alves è riuscito a seminare lo scompiglio in più di un’occasione. Su tutte, la giocata da funambolo al 19’ (con annesso sombrero ai danni di Acuna) che ha permesso a Firmino e Gabriel Jesus di confezionare il gol del vantaggio con un rapido affondo sulla destra e un centro basso a tagliare l’area, su cui l’attaccante del City ha interrotto un digiuno di nove partite e oltre un anno e mezzo con la maglia verdeoro (non segnava da ottobre 2017). Troppo schiacciata e imprecisa, l’Argentina si è svegliata affacciandosi finalmente dalle parti di Alisson al 29’, ma ha pagato pegno alla sfortuna su un colpo di testa di Aguero stampatosi sulla traversa e spazzato in mischia da Thiago Silva. Sull’unico guizzo di Messi dei primi 45’ si è invece messo di traverso Marquinhos, immolatosi al 36’ su un violento diagonale del Kun servito in profondità dalla Pulce.

REAZIONE E BEFFA – Copione capovolto a inizio ripresa, quando l’Albiceleste ha alzato il ritmo beneficiando del grande lavoro di De Paul, del sacrificio di Lautaro e Aguero in fase di appoggio e soprattutto di un Messi finalmente sul pezzo. Evidentemente spiazzato, il Brasile ha rischiato grosso al 49’ su un sinistro sporco di Lautaro, al 51’ su una botta di De Paul e soprattutto al 57’, quando un violento sinistro di Messi si è infranto sul palo alla destra di Alisson. La spinta argentina si è fatta furiosa da metà ripresa, con Messi che ha seminato il panico tra le linee a suon di dribbling e cambi di direzione. Al 65’ la Seleçao ha avuto bisogno nuovamente di un grande Alisson, che ha letteralmente tolto dall’incrocio una punizione di Messi. In quel frangente, esattamente quando la Seleccion accarezzava il gol, una micidiale ripartenza guidata da Gabriel Jesus al 69’ ha permesso a Firmino di mettere in cassaforte il risultato in totale libertà con un comodo piattone da centro area. Una crudele beffa per Messi e compagnia, a cui a quel punto hanno anche ceduto i nervi (con Lautaro vicino al secondo giallo per un principio di rissa). Al Brasile è poi bastato stringere i denti per frenare gli ultimi sussulti di un’Albiceleste che ci ha comunque provato con orgoglio fino alla fine, scontrandosi con le puntuali chiusure dei centrali verdeoro e i riflessi di un Alisson sempre attento confermatosi lo spauracchio di Messi (tra club e nazionale, terza semifinale persa in due anni contro il portiere brasiliano). All’Argentina non sono serviti nemmeno gli ingressi di Di Maria e Dybala per un undici finale con ben cinque punte in campo. I sogni di gloria argentini, in primis quelli di Messi, dovranno attendere ancora.

Fonte: GAZZETTA.IT


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