A Uffizi ‘tormento creativo’ Botticelli

Pubblicato 13 giugno 2019

Uffizi, la Pala di Sant’Ambrogio rivela il “tormento creativo” del giovane Botticelli

Il maestro del Rinascimento cambiò più volte varie parti dell’opera, anche in fase avanzata di realizzazione. La tavola, appena restaurata, tornerà agli Uffizi tra pochi giorni

12 giugno 2019

Un grande dipinto rimaneggiato profondamente fino alle fasi più avanzate di realizzazione, con interventi in alcuni casi visibili ancora oggi a occhio nudo. Personaggi che cambiano posizione, un’intera porzione del pavimento sostituita, dita che scompaiono e occhi che, al contrario, spuntano in punti dove non dovrebbero essere, indicando modifiche alle posizioni dei personaggi. Sono solo alcuni degli elementi che mostrano il tormento creativo del giovane Sandro Botticelli durante la realizzazione di uno dei suoi primi grandi capolavori, la Pala di Sant’Ambrogio, raffigurante la Madonna con Bambino e santi, dipinto nel 1470, all’età di circa 25 anni.

La scoperta, annunciata oggi durante una conferenza stampa agli Uffizi dal direttore Eike Schmidt e dalla storica dell’arte dell’Opificio delle Pietre dure Cecilia Frosinini, è stata effettuata durante il restauro della tavola, cominciata un anno fa proprio all’Opificio fiorentino. L’opera tornerà ad essere esposta tra pochi giorni nelle gallerie degli Uffizi, nella sala dove si trovano la Primavera e la Venere. Durante i lavori di conservazione la tavola è stata sottoposta ad analisi approfondite: analisi che hanno rivelato un numero sorprendente di ripensamenti sostanziali, sia nella fase della pianificazione del disegno, sia nella stesura del colore. Un fatto che gli esperti degli Uffizi definiscono “assai insolito per il periodo”.

La maggior parte di questi cambiamenti è emersa dal confronto fra radiografia e indagini riflettografiche: è così che si è scoperto che Botticelli cancellò completamente un pavimento già dipinto nei dettagli, per sostituirne la parte centrale con una pedana per innalzare la figura della Vergine Maria. Ma non solo: il Bambino, in braccio alla Madonna, durante la lavorazione cambia drasticamente posizione, come risulta visibile dalla prima impostazione degli occhi, collocati in posizione diversa e ruotata rispetto a quella definitiva.

Anche San Cosma, uno dei santi raffigurati, in origine guardava verso l’alto: ma Botticelli decise di dare a questo personaggio un altro tipo di atteggiamento. Nella versione definitiva il santo, invece di essere rivolto verso la Vergine, tiene la testa più in basso e guarda verso lo spettatore. Ci sono poi cambiamenti ancora più tardivi, eseguiti durante la fase di completamento del dipinto e quindi impossibili da mascherare del tutto, che oggi si vedono ancora a occhio nudo.

Oggetto delle modifiche, ancora una volta, è San Cosma. La sua veste non convince il dubbioso Botticelli, che decide di spostarne la posizione: tracce di quella precedenti si notano ancora, non del tutto scomparse. Ancora più macroscopici gli interventi sulla figura di Santa Caterina d’Alessandria,  in piedi all’estrema destra della pala: Botticelli le “cancella” un pollice, ma il fantasma del dito si può vedere ancora oggi. E poi un paio di occhi misteriosi, incisi sulla tavola, a metà altezza della figura della Santa Caterina. L’ipotesi è che Botticelli potesse avere inizialmente immaginato la Santa in posizione inginocchiata, ripensandoci però quasi subito.

Il restauro della pala, sostenuto  anche dagli “Amici degli Uffizi”, ha risolto alcuni problemi di tensione del supporto ligneo rimediato ad alcune alterazioni cromatiche. “L’Opificio delle Pietre dure ci offre un altro esempio degli altissimi livelli raggiunti dalla ricerca scientifica sulle opere d’arte – ha dichiarato Eike Schmidt –. Anche quelle più famose, sulle quali sembra che ormai si sappia tutto, possono invece offrirci informazioni prima insospettate, perfino su artisti studiati da secoli come Botticelli. Questo deve insegnarci che un buon restauro deve anche essere un’occasione di ricerca e non mirare solo ad effetti spettacolari”.

Fonte: LA REPUBBLICA


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