24 Ore, Alonso imperiale Vince e vede la Triple Crown

Pubblicato 18 giugno 2018

24 Ore Le Mans, Alonso imperiale: vince e vede la Triple Crown

Lo spagnolo si impone per la prima volta nella famosa gara di durata francese e trionfa con la Toyota TS050 Hybrid divisa con Buemi e Nakajima. Ora per il sogno della Triplice Corona gli manca solo la 500 Miglia di Indianapolis

La classica prima volta da non scordare mai. Dolce come lo champagne che inonda Fernando Alonso sul podio della 24 Ore di Le Mans, la corsa di durata più famosa e massacrante al mondo. Il due iridato di F.1 la inseguiva da tempo, da quando nel 2013 la Porsche gli offrì di correrla e la Ferrari oppose un netto rifiuto. Oggi che gareggia per la McLaren e i risultati alla quarta stagione sono ancora deludenti, ecco che il campione spagnolo è riuscito a ottenere dal boss Zak Brown di sfogare anche altrove la sua passione per il motorsport e la voglia di vincere. Così è nato il progetto di disputare il Mondiale Endurance 2018 con la Toyota e di dare l’assalto alla 24 Ore. E così sono state gettate le basi di un trionfo storico, visto che i giapponesi non avevano mai conquistato Le Mans e dovevano infrangere un tabù.
RIMONTA — La sfortuna stavolta non ci ha messo lo zampino, come nelle edizioni del 2016 e 2017, quando le vetture di mister Akyo Toyoda si erano ritirate rispettivamente per un guasto all’ultimo giro e per contrattempi vari. L’arrivo di Alonso ha sfatato la maledizione. Ed è quanto dire, visto che la buona sorte non ha accompagnato la carriera del pupillo di Flavio Briatore. Un successo legittimato dalla grande prestazione di Fernando, che nella notte ha recuperato tutto lo svantaggio causato dalla penalità di un minuto che il più esperto compagno di equipaggio Sebastien Buemi ha ricevuto per una velocità eccessiva in un tratto della pista in cui bisognava rallentare.
STORIA — All’alba la Toyota TS050 Hybrid numero 8 di Alonso/Buemi/Nakajima è tornata al comando e ci è rimasta fino al traguardo, mentre l’auto gemella di Kobayashi/Lopez/Conway riusciva a conservare il secondo posto, completando la doppietta giapponese, nonostante un problema elettronico a un’ora e 40 dalla fine abbia fatto tremare il box. Terza e quarta le due Rebellion di Laurent e Lotterer. Ritirate le Dallara LMP1 di Button (guai al motore) e di Sarrazin (incidente del russo Isaakyan). Per Alonso, già vincitore due volte del GP di Montecarlo di F.1 e adesso re di Le Mans, manca ora “solo” la 500 Miglia di Indianapolis per completare la Tripla Corona ed eguagliare Graham Hill. C’è da scommettere che ci proverà l’anno prossimo, dopo avere già partecipato a Indy nel 2017.
FESTIVAL PORSCHE — Nella categoria GTE Pro era tutto apparecchiato per il trionfo della Porsche, che infatti ha festeggiato i 70 anni sbancando Le Mans con una 911 RSR più vicina a un prototipo che a una vettura di serie, per quanta tecnologia e investimenti siano stati profusi nel progetto. Non male per chi aveva salutato l’anno scorso la classe LMP1 conquistando la vittoria assoluta. L’ha spuntata la macchina rosa di Christensen, Estre e Vanthoor, andati in fuga dopo appena 3 ore grazie a una safety car che ha rallentato di 2 minuti l’altra Porsche di Bruni, Makowiecki e Lietz, rimasti poi a battagliare nelle ultime ore con le Ford GT ufficiali.
ROSSE SFAVORITE — La Ferrari degli iridati endurance Pier Guidi e Calado, già sfavorita dal “balance of performance” che ne ha limitato i cavalli, è stata subito esclusa dalla lotta per il vertice a causa di una foratura e quella di Giovinazzi è stata penalizzata per due volte per velocità eccessiva al pit stop e in ‘slow zone’. Nulla da togliere però al pugliese, terzo pilota del Cavallino in F.1, che al debutto si è battuto come un leone risalendo fino alla seconda posizione nelle prime fasi. L’unico podio rosso è stato così di Giancarlo Fisichella, secondo nella GTE AM con Castelacci e Flohr: un pilota eterno.
Fonte: LA GAZZETTA DELLO SPORT

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